Giù le mani dai confini del Parco Nazionale del Gran Paradiso: l’estromissione del fondovalle di Valsavarenche è un pericoloso passo indietro!
Un attacco silenzioso, perpetrato a colpi di cartografia e delibere burocratiche, rischia di sfregiare l’integrità dell’area protetta più antica d’Italia. La recente trasmissione della documentazione da parte della Comunità del Parco all’Ente Gran Paradiso sancisce l'avvio ufficiale di un iter che definire preoccupante è un eufemismo: la proposta di estromettere il cosiddetto "budello" di Valsavarenche dai confini del Parco Nazionale.
Un attacco silenzioso, perpetrato a colpi di cartografia e delibere burocratiche, rischia di sfregiare l’integrità dell’area protetta più antica d’Italia. La recente trasmissione della documentazione da parte della Comunità del Parco all’Ente Gran Paradiso sancisce l'avvio ufficiale di un iter che definire preoccupante è un eufemismo: la proposta di estromettere il cosiddetto "budello" di Valsavarenche dai confini del Parco Nazionale.
Quella che viene sbandierata dalle amministrazioni locali come una necessaria "semplificazione burocratica" è, nei fatti, una pericolosa ritirata della tutela ambientale davanti agli interessi particolari dell'edilizia privata. Un cedimento che rischia di creare un precedente disastroso.
Il pretesto burocratico e il miraggio della "Zona Contigua"
La vicenda affonda le radici all’inizio del 2025, con una petizione firmata da 176 persone, solo una parte dei quali effettivamente residente in Valsavarenche; per gli altri si tratta di proprietari di seconde case o di titolari di residenza, ma effettivamente presenti in valle solo in alcuni periodi dell’anno. La richiesta era chiara nella sua natura utilitaristica: cancellare i vincoli del Parco sul fondovalle per evitare ai proprietari di immobili il fastidio di dover richiedere una doppia autorizzazione – al Comune e all’Ente Parco – per qualsiasi intervento edilizio.
Oggi, quella spinta locale è diventata una proposta istituzionale formalizzata dalla Comunità del Parco, presieduta dal sindaco di Valsavarenche Roger Georgy. Il piano prevede modifiche di perimetro che non toccano solo la Valsavarenche, ma si estendono ad altri 4 comuni; Rhêmes-Notre-Dame e Rhêmes-Saint-Georges sul versante valdostano, Ronco Canavese e Valprato Soana sul versante piemontese.
Se per le valli di Rhêmes e Soana si parla di modifiche minori, a Valsavarenche il colpo di spugna è totale: si propone l'estromissione degli abitati di tutte le frazioni. Il sindaco Georgy rassicura che le aree verrebbero declassate a "zona contigua", mantenendo intatte le regole su caccia e pesca. Ma la verità dietro la retorica della semplificazione è un'altra: togliere il fondovalle dal Parco significa di fatto smantellare il controllo urbanistico dell'Ente, lasciando le mani libere alle varianti regolamentari dei singoli comuni. Infatti, secondo la regolamentazione vigente, nelle zone C e D dei Parchi Nazionali, vale a dire le frazioni abitabili e piccoli centri, i piccoli interventi edilizi sono sostanzialmente già possibili, ma la declassificazione a zona contigua creerebbe un vero e proprio far west urbanistico con conseguenze gravissime per il paesaggio.
La preoccupante arrendevolezza dei vertici del Parco
In questo scenario, ciò che lascia sconcertati è la posizione morbida e quasi accondiscendente espressa dal Presidente dell’Ente Parco, Mauro Durbano. Pur dichiarando di dover approfondire il fascicolo, Durbano si è detto "ben disposto", liquidando la questione
con un'affermazione biologicamente e storicamente contestabile: «La biodiversità non si tutela nel centro paese».
Si tratta di un errore concettuale gravissimo. Sostenere che i centri abitati di una vallata alpina siano isole separate dall'ecosistema circostante significa ignorare i principi più elementari dell'ecologia del paesaggio:
- Frammentazione degli habitat: I fondovalle antropizzati non sono "buchi vuoti", ma corridoi ecologici fondamentali. Permettono il passaggio della fauna selvatica da un versante all'altro.
- Impatto indiretto: Deregolare l'edilizia nei paesi significa dare il via libera a inquinamento luminoso, acustico e a un'espansione urbanistica che inevitabilmente presserà i confini della natura protetta appena soprastante.
- Il principio di integrità: Lo "scontornamento" spezza l'unità del Parco Nazionale, trasformandolo in un formaggio svizzero pieno di deroghe e zone franche.
Un suicidio identitario ed economico
A sollevare i legittimi dubbi che la presidenza del Parco sembra aver dimenticato è, fortunatamente, la minoranza consiliare di Valsavarenche. Attraverso i suoi rappresentanti ha giustamente sottolineato la natura fortemente divisiva del tema, invitando a valutare con estrema attenzione il valore del territorio per gli operatori turistici.
Chi decide di investire, vivere o fare vacanza in Valsavarenche lo fa proprio perché si trova dentro il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il "marchio" del Parco non è un mero fardello burocratico, ma il più prezioso certificato di qualità ambientale e il principale motore economico della valle. Purtroppo gli abitanti di Valsavarenche non hanno ancora compreso che l’appetibilità turistica della loro valle è tale non “nonostante il Parco”, ma grazie al Parco e ai vincoli che esso, giustamente, impone.
Rinunciare a questo status per agevolare le pratiche edilizie di pochi proprietari significa barattare un patrimonio collettivo inestimabile con una manciata di scartoffie in meno.
Il verdetto: Se la proposta della Comunità del Parco dovesse passare, si sancirebbe la fine del Parco-Santuario inteso come unicum indivisibile. Cedere al "budello" di Valsavarenche significherebbe ammettere che i confini di un Parco Nazionale non sono scritti per proteggere la natura, ma possono essere ridisegnati a piacimento per assecondare le convenienze del cemento locale. Un compromesso al ribasso che il Gran Paradiso non può e non deve permettersi.
Una tutela può venire dall’Europa
Si consuma qui un paradosso tipicamente moderno: mentre l'impulso alla protezione e al rigore scientifico arriva da lontano, direttamente da Bruxelles e dalle direttive comunitarie, chi quel territorio lo vive quotidianamente spinge nella direzione opposta, nel tentativo di scrollarsi di dosso ogni vincolo. Infatti Il fondovalle della Valsavarenche fa parte della Rete Natura 2000
e costituisce un Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e una Zona Speciale di Conservazione (ZSC) di rilievo internazionale. Nello specifico, l'area è inserita nel macro-sito ZSC "Gran Paradiso" (codice IT1200110), che copre l'intero versante valdostano del parco e i suoi delicati fondivalle.
Dal punto di vista ecologico, questo territorio non è una banale area antropizzata "di passaggio": la Valsavarenche è una gola stretta, un vero e proprio imbuto ecologico in cui il fondovalle rappresenta l'unico corridoio di transito vitale per la fauna selvatica.
Se domani il progetto di estromissione andasse in porto e il fondovalle diventasse Zona Contigua, la classificazione europea come ZSC/SIC rimarrebbe comunque attiva. Di conseguenza la Regione Valle d'Aosta, a cui è delegata la tutela di questi siti, sarebbe comunque obbligata ad applicare le rigide Misure di Conservazione europee, dovendo:
- Blindare l'uso del suolo: Impedendo o limitando drasticamente nuove edificazioni nei prati di fondovalle, per non interrompere la continuità ecologica lungo l'asse del torrente Savara.
- Imporre la Valutazione di Incidenza (VIncA): Sottoponendo a severo screening scientifico ogni singolo progetto — che si tratti di un parcheggio, di una strada o di una variante urbanistica — che rischi di frammentare un ecosistema già così compresso.
La tutela europea, insomma, rimarrebbe in piedi come ultimo baluardo. Eppure, questa rete di sicurezza lascia aperte due enormi critiche.
La prima è di carattere politico: la gestione della tutela passerebbe dall'Ente Parco alla Regione Valle d'Aosta, un'amministrazione che storicamente non ha mai brillato per sensibilità ambientale quando si tratta di bilanciare lo sviluppo economico locale con la conservazione.
La seconda è di natura sistemica: lo "scontornamento" del fondovalle spezzerebbe comunque l'unitarietà gestionale del Gran Paradiso. Un Parco Nazionale privato del controllo sui propri fondovalle cessa di essere un ecosistema protetto integrato e si riduce a un arcipelago di vette isolate, circondate da zone grigie dove le regole si piegano alla convenienza del momento.
Prof. Alberto Farina - Liceo Classico Carducci