Un passo indietro, per lasciare posto agli altri - Montagna Sacra 2026

Domenica 11 novembre il cielo era chiaro, autunnale. Dopo quattro escursioni estive per la Montagna sacra, tra caldo e zanzare, per la prima volta ci siamo trovati in ottobre nel vallone di Forzo, quando i colori verniciano la montagna e le ombre la scolpiscono. Il Monveso era più bello che mai, e finalmente visibile dopo le nebbie dell’estate.

Eravamo in tanti questa volta, più di sempre, con camminatori di ogni età e di ogni regione d’Italia, perché si sono uniti ai soliti, e ai tanti nuovi, anche i partecipanti alle residenze Vihta in Val Soana, un progetto lungimirante che offre ai professionisti e alle famiglie di sperimentare un tempo di soggiorno in valle, non una vacanza, continuando a lavorare in un posto che non conoscono e intrecciando relazioni con chi vive un territorio diverso dal loro. La Val Soana sta diventando un laboratorio di futuro e di integrazione, e il progetto

Montagna sacra s’inserisce perfettamente nella prospettiva di una montagna nuova, viva e rispettosa. Infatti siamo saliti insieme a Boschietto e Boschettiera, parlando di esperienze, scambiando storie, proprio come ci aspettiamo da un progetto che è nato ecumenico e sta diventandolo sempre più, oltre le aspettative. Nessuno di noi ha mai voluto proibire o delimitare qualcosa, ma, al contrario, la proposta del limite è un volano per aprire le menti e dispiegare le possibilità, come avviene ogni volta che l’uomo padrone e conquistatore fa un passo indietro lasciando del posto agli altri.

La giornata è continuata nel pomeriggio al teatro di Ronco, con altri notevoli scambi tra abitanti, non abitanti e aspiranti tali, e con una proiezione-lezione di Toni Mongozzi – zoologo di lunga scienza ed esperienza – sul passato e il futuro della nostra terra e della nostra specie in relazione alle altre, sempre più all’angolo. Impossibile non restare colpiti.

Dopo i dialoghi, la “lezione” e i punti di vista è stato proiettato e commentato il documentario della televisione tedesca “La Montagna sacra, sentieri sul Gran Paradiso”. La sala era piena di gente. Bellissimo.

Enrico Camanni